Isabella Stefanelli (foto: Nicola Bellotti)Agli albori della fotografia, tre furono le correnti che influenzarono la nascita delle fotografie di nudo. La prima fu il Pittorialismo, foto che insegue l’arte pittorica, che aprì la strada al nudo artistico. Purtroppo si trattò per molti versi di un fallimento, le pose apparivano ridicole ed innaturali una volta scattate.
Alla fine del XIX secolo, grazie all’Impressionismo, si iniziarono a manipolare le immagini in modo da renderle meno statiche e impostate. Altre correnti di pensiero furono l’Iperrealismo, che privilegiava la nitidezza assoluta attraverso la massima chiusura del diaframma e la conoscenza tecnica del mezzo che influenzò gli anni ’30 e ’40 del XX secolo. La larga diffusione delle immagini di nudo si avrà solo nel secondo dopoguerra con le playmates e le attrici famose che finalmente potranno posare senza veli. Celebre il servizio realizzato da Bert Stern nel 1962 con protagonista Marilyn Monroe, precursore dei moderni calendari.
La rappresentazione del corpo umano nudo è considerata la più prestigiosa espressione della fotografia, e al tempo stesso la più chiacchierata. E’ infatti molto personale il confine tra nudo artistico e pornografia, tra arte e cattivo gusto. Tanti sono i dibattiti accesi su questo argomento; parlare di nudo artistico significa puntare il riflettore anche sull’evoluzione della società moderna, sulle contraddizioni che ci caratterizzano, dove un nudo digitale senza imperfezioni è quasi considerato arte perfetta, mentre un flash di nudo sulla quotidianità crea ancora molto scalpore.