Abbiamo incontrato Linda Barani, modella per la pubblicità, ma anche attrice e doppiatrice. L’idea era quella di un’intervista incentrata su come stia cambiando, negli ultimi anni, il mondo dello show-biz nella Capitale. Invece siamo finiti a parlare di arte nel corso dei secoli, del potere terapeutico della fotografia e di nudo. Ecco, partiamo dall’argomento che interessa a tutti. Il nudo nell’arte. Dalle statue degli antichi greci (che celebravano la bellezza del corpo umano anche facendo gareggiare gli atleti olimpionici nelle varie discipline completamente nudi) ai dipinti rinascimentali, dal cinema alla pop-music, passando per ogni forma d’arte e ogni epoca storica. Diceva Oscar Wilde: “Chi scorge una differenza tra spirito e corpo non possiede né l’uno né l’altro”.
“Il corpo femminile è celebrato da sempre,” ha commentato Linda Barani. “Fin dai tempi più antichi”. Se pensiamo all’arte nel Medioevo e nel primo Rinascimento, La donna era un oggetto: idealizzato, pregiato, sofisticato e sfuggente, oppure minaccioso, eccitante, pericoloso e demoniaco. Ma, comunque, per definizione, un oggetto che, perché temuto, doveva essere sradicato da tutto ciò che non apparteneva alla sfera dell’irrazionale. Da allora abbiamo fatto qualche passo avanti, ma non così tanti. “Il nudo al giorno d’oggi ha perso anche molta dignità,” ha aggiunto Linda. “E’ all’ordine del giorno e lo si mostra nelle forme più svariate, che spesso si spacciano per artistiche anche quando non lo sono proprio”.

Spogliarsi davanti ad un obiettivo richiede una forte motivazione e un pizzico di sano esibizionismo. Voglia di superare un limite e desiderio di bellezza. “Per ciò che riguarda me”, ha raccontato Linda Baranmi, “ho sempre recitato una parte. Anzi, diciamo che sono sempre partita con l’intenzione di recitare una parte. Ogni volta, però, finisco per essere solo me stessa, e al termine del lavoro mi ritrovo istintiva, naturale, sincera. Anche se rimane una piccola parte di me che non riesce mai a fuoriuscire. La bravura del fotografo è fondamentale per tutto questo. E’ solo con Nicola Bellotti che è sempre uscita la vera Linda”. Bellotti è il timoniere di Blacklemon, agenzia di comunicazione dal DNA innovativo. Come fotografo ha sempre preferito lavorare con “non professionisti”, soggetti rubati ad altre professioni, in grado di apparire credibili e naturali proprio per quel velo di imbarazzo che caratterizza ogni scatto.

“Ho sempre coltivato il sogno di diventare modella professionista, ma i compromessi a cui bisogna scendere sono sempre troppi, per come sono fatta io”.
Linda ha iniziato il suo viaggio posando per la copertina della testata giornalistica “Piacenza Night”: il magazine, fin dal 1999, dedica la sua prima pagina e un corposo servizio mensile ad una ragazza che per la prima volta si trova davanti all’obiettivo di un fotografo. “Da quella prima volta è sempre un piacere posare con Nicola Bellotti e il suo staff,” ha continuato Linda Barani. “Sono tutte persone che sanno metterti a tuo agio e sono in grado di tirar fuori sempre il meglio di te. Purtroppo questo non capita con tutti i fotografi”. La modella di origini lodigiane, oggi trasferita a Roma, nella capitale europea del cinema, dal suo primo servizio ha fatto molta strada. “Ho lavorato diverse volte per l’agenzia Blacklemon, soprattutto in pubblicità e per progetti legati all’arte. Le locations sono state varie, così come le condizioni climatiche: caldo, freddo, da magnifiche estati a rigidi inverni, a fresche primavere. Abbiamo scattato nei campi, sui fiumi, in granai, in ascensori, su terrazze a contatto col cielo, in studio. Ogni esperienza è stata unica nel suo genere”.
Per Linda Barani, così come per quasi tutte le modelle ad inizio carriera, queste esperienze hanno un effetto terapeutico. Posando per un fotografo la modella acquisisce maggiore sicurezza anche nelle altre occasioni della vita. “Prestarsi al ruolo di modella, così come recitare nel ruolo di attrice, presuppone un pizzico di sano esibizionismo. L’artista sogna di essere idolatrato. Di fatto, già dalla prima esperienza, ogni modella prova l’ebbrezza di essere messa su un piedistallo, anche solo per ragioni tecniche. Questa cosa, nel mio caso, è sempre stata molto terapeutica. Ha influito sull’autostima. Ovviamente dipende anche dalla singola esperienza e da come si pone il fotografo. Tuttavia ritengo che sia assolutamente utile sentirsi belle, mettere almeno per qualche ora in soffitta le proprie paure e avere la possibilità di rafforzare il proprio carattere grazie agli shooting”.